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Luigi Musini

Luigi Musini nacque a Busseto nel 1843 dalla famiglia di un medico e, fin da ragazzo, fu influenzato dalle idee repubblicane del padre e affascinato dagli ideali risorgimentali. Nel 1859, sedicenne, si arruolò volontario nell’esercito dell’Emilia per prendere parte alla seconda guerra di indipendenza contro le armate dell’impero asburgico. Scartato per la giovane età e fallito anche il suo tentativo di partecipare alla spedizione dei Mille, tornò a Parma e riprese gli studi in medicina. Nel 1866 combatté con i volontari garibaldini in Trentino e, l’anno successivo, fu uno dei pochi superstiti dei “settanta di Villa Glori”, il contingente garibaldino guidato dai fratelli Cairoli per liberare Roma e decimato dai francesi e dalle truppe pontificie. Scampato alla strage, raggiunse Garibaldi a Monterotondo e partecipò allo scontro finale di Mentana che, con la sanguinosa sconfitta dei garibaldini, fece tramontare ogni speranza di risolvere la questione romana d’accordo con il papa e con la Francia di Napoleone III. Nel 1870, come ufficiale medico, seguì ancora Garibaldi in aiuto alla Francia repubblicana contro l’esercito prussiano, per poi rientrare in Italia alla caduta della Comune di Parigi.
La sua militanza politica, intanto, era iniziata all’Università di Bologna, dove nel 1869 si era laureato in medicina e chirurgia e si era unito al gruppo degli studenti repubblicani. Da questo momento la passione per la lotta politica non lo abbandonò più e, medico condotto a Borgo San Donnino, operò attivamente nelle campagne stimolando la costituzione di numerosi nuclei socialisti e internazionalisti raccolti nella locale Società operaia. Della questione sociale Musini si occupò anche dalle pagine de “Il Fidentino”, giornale di tendenza anticlericale e patriottica da lui fondato e diretto nel 1876. All’attività di pubblicista e alla sua professione, per cui godeva vasta popolarità nelle campagne, affiancò quella di organizzatore e propagandista socialista che lo portò a legarsi intimamente ad Andrea Costa e a candidarsi per il blocco socialista-repubblicano alle prime elezioni politiche a suffragio allargato del 1882. Due anni dopo, venne eletto deputato e intensificò il suo impegno a fianco dei contadini per un miglioramento delle loro condizioni. Nello stesso anno, insieme a Andrea Costa, Felice Cavallotti e Errico Malatesta si recò a Napoli e a Palermo per prestare soccorso alle popolazioni colpite dal colera.
Gli impegni politici di quegli anni lo portarono ad abbandonare quasi completamente l’attività di medico, e ne fecero il portavoce di Costa in Italia (in esilio a Parigi) e il più autorevole rappresentante del Partito socialista rivoluzionario. Amareggiato e disilluso da gelosie interne al partito, dopo un breve periodo in cui fu rieletto alla Camera, Musini si ritirò progressivamente dalla vita pubblica fino ad emigrare in Argentina nel 1890. Ritornato in Italia nel 1902, fondò e diresse il giornale locale Il nuovo Salsomaggiore senza più riprendere l’attività politica; si spense a Parma il 20 febbraio dell’anno successivo.

Per approfondire: Luigi Musini, Da Garibaldi al socialismo. Memorie e cronache dal 1858 al 1890, a cura di Gianni Bosio, Milano, Avanti!, 1961; Massimo Giuffredi, Dopo il risorgimento. Musini e il primo socialismo nelle campagne parmensi, Comune di Fidenza, Fidenza (Pr) 1984; Id., Berenini, Musini e il socialismo parmense, in Agostino Berenini e la societÓ fidentina tra Ottocento e Novecento, a cura della Coop. di ricerca storica Pequod, Comune di Fidenza, Fidenza (Pr) 1993.

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