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Giacomo Crollalanza "Pablo", giovane siciliano, si era formato come ufficiale nell'Accademia di Modena e aveva alle spalle l'esperienza della guerra in Grecia. Gli eventi dell'8 settembre lo avevano sorpreso a Parma, convalescente per una ferita; datosi prima alla macchia, poi catturato dai tedeschi, Crollalanza riuscì a fuggire dal carcere di San Francesco il 13 maggio 1944, nel corso dei bombardamenti alleati che colpirono anche un'ala del penitenziario. Pochi giorni dopo, raggiunse le montagne e si arruolò tra i "ribelli" col suo nuovo nome di battaglia, divenendo presto comandante della 31esima Brigata Garibaldi.
L'esperienza da ufficiale nell'esercito, il rispetto conquistato nei distaccamenti partigiani, l'equidistanza dalle diverse componenti politiche e, infine, la necessità di dare velocemente sicurezza alle formazioni combattenti riorganizzate dopo i rastrellamenti estivi furono le ragioni che spinsero i rappresentanti delle brigate, riuniti a Pian del Monte, a indicare "Pablo" quale dirigente del Comando unico parmense, massimo organismo militare della provincia.
La sua uccisione a Bosco di Corniglio nell'ottobre 1944 suscitò profondo turbamento tra le formazioni partigiane, anche perché per alcune sue ardite azioni di guerriglia, il comandante "Pablo" si era conquistato la stima di molti combattenti e ne era divenuto punto di riferimento. La sua morte, dunque, ebbe il sapore di un grave colpo e di un inquietante presagio per l'inverno.
All'inizio di novembre, sul sagrato della chiesa di Pellegrino Parmense, don Nino Rolleri, il cappellano della 31esima Brigata Garibaldi, celebrò la messa in onore dei caduti di Bosco davanti alle brigate della Val Ceno.